“La bicicletta posso dire che è da sempre il mio unico mezzo di trasporto, se non per particolari eccezioni. Traggo grandi benefici dall’utilizzare un mezzo di trasporto che mi trasmette libertà, spensieratezza, rispetto dell’ambiente e mi evita totalmente lo stress del traffico. Il sogno che perseguiamo è quello di avere una città dove si respiri aria pulita, dove ci sia molto meno rumore e molto più rispetto degli altri.”
Niccolò Pandolfini – CEO Filarete
“Da buon olandese la bicicletta per me è sempre stata una fedele compagna di viaggio: mi ha portato a scuola, all’università, al lavoro, in paesi stranieri e sulle vette di montagne. Mi piace la sua semplicità – in fondo sono solo due ruote e la tua stessa energia che la muovono – e il fatto che sia il primo mezzo di trasporto che impariamo quando siamo bambini. Oltre a godere dei suoi tanti vantaggi ora è importante più che mai riscoprire la sua magia.”
Mathijs van Woerkum – Creative Director
Quando abbiamo scritto queste righe per la prima volta, eravamo nel pieno della pandemia e parlare di mobilità sostenibile in Italia sembrava ancora un discorso d’avanguardia. Oggi il quadro è cambiato in modo sostanziale.
Secondo il 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility dell’Osservatorio Nazionale — promosso dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle Infrastrutture — nel 2024 in Italia si sono registrati oltre 50 milioni di noleggi di mezzi condivisi, con una stima di 60 milioni per il 2025. Il 95% della flotta è a zero emissioni. La domanda c’è, cresce, e si sta consolidando come abitudine reale, non più come sperimentazione.
Il bike sharing in particolare è il comparto più dinamico: 12,2 milioni di noleggi nel 2024, con una crescita del 162% rispetto al 2021. La bicicletta — quella di sempre — si conferma il mezzo più solido e duraturo di tutti.
Siamo ancora lontani dai modelli nordeuropei, e ancora più lontani da quello olandese che Mathijs conosce bene. Il solo servizio di bike sharing station-based di Parigi totalizza quasi quanto l’intera sharing mobility italiana. Ma la direzione è quella giusta, e il cambiamento di mentalità che cinque anni fa era ancora timido oggi è molto più concreto.
Insieme a Mathijs Van Woerkum abbiamo firmato una campagna per promuovere l’uso della bicicletta nella città di Firenze con l’obiettivo di stimolare i cittadini al suo utilizzo, facendo leva sui vantaggi che ne derivano: la bici fa bene alla salute, all’ambiente, tiene a distanza i virus ed evita le code in cui ti trovi se invece viaggi in auto!

In linea con quanto fatto per la bicicletta ha seguito poi la campagna sull’utilizzo del monopattino elettrico. Entrambe sono legate dalla volontà di garantire un’esperienza fluida e integrata di comunicazione, creando un filo logico tra le due campagne.
In questo caso è stato necessario un approfondimento specifico per comunicare ai cittadini l’importanza di seguire precise regole nell’utilizzo di questi mezzi di trasporto green.
Nella creatività realizzata da Mathijs van Woerkum, la self-confidence e l’entusiasmo espressi nella headline, in combinazione con il design diretto e semplice, hanno lo scopo di cogliere l’attenzione del pubblico, mentre il vantaggio specifico di ogni manifesto viene graficamente sottolineato nella sua parte bassa.
Le campagne sono state utilizzate nelle affissioni outdoor e sulla carta stampata locale.



Siamo molto felici di poter contribuire a campagne di sensibilizzazione verso una mobilità alternativa e sostenibile, con l’intento di accrescere la partecipazione da parte dei Comuni e dei cittadini stessi.

Firenze, date le sue caratteristiche, potrebbe con scelte coraggiose vedere rivoluzionato il trasporto cittadino con conseguenti benefici in termini di qualità della vita. La crisi sanitaria del 2020 in cui ci siamo inseriti con questa campagna, poteva essere una grande opportunità per poter rivedere drasticamente anche la mobilità cittadina.
Firenze e i monopattini nel 2026: cosa è cambiato e cosa ci dice sulla mobilità urbana
Quando abbiamo lavorato a questa campagna con Mathijs van Woerkum, il contesto era quello di una città che stava sperimentando nuovi modelli di mobilità urbana — la bicicletta come mezzo quotidiano, il monopattino elettrico come novità da adottare con consapevolezza e rispetto delle regole. Il messaggio “Il monopattino, certo! Segui le regole, non è un gioco” era esattamente questo: accompagnare un’innovazione con una comunicazione responsabile, che ne promuovesse l’uso corretto invece di ignorarne le criticità.
A distanza di qualche anno, quella campagna assume un significato ancora più preciso — e più ambivalente.
Con una delibera approvata a novembre 2025, il Comune di Firenze ha deciso di non rinnovare le concessioni ai servizi di monopattini elettrici in sharing. Dal 1° aprile 2026, Firenze diventa la prima grande città italiana a vietarne il noleggio, seguendo Parigi (2023) e Madrid (2024). Il TAR della Toscana ha respinto il ricorso di Bird, confermando la delibera.
Vale la pena capire come sono andate le cose altrove. A Parigi la decisione è passata attraverso un referendum cittadino: l’89% dei votanti si è espresso contro i monopattini in sharing. Il problema è che ha votato meno dell’8% degli aventi diritto — poco più di 103.000 persone su 1,3 milioni. Una minoranza rumorosa, forse, più che una maggioranza convinta. Gli operatori Lime, Dott e Tier hanno criticato apertamente le modalità del voto: pochi seggi, nessuno scrutinio elettronico, informazione comunale insufficiente. Una consultazione costruita, secondo loro, attorno a un risultato già deciso. Bird, a Firenze, usa argomenti simili: parla di scelta ingiustificata e sproporzionata, e annuncia che la battaglia legale continuerà.
Il nuovo Codice della Strada ha introdotto casco obbligatorio, assicurazione RC e contrassegno identificativo per i monopattini, rendendo di fatto impossibile il free-floating così come era stato pensato. È un argomento reale, ma parziale. Altre città stanno affrontando gli stessi vincoli normativi senza arrivare al divieto totale, scegliendo stazioni fisse di prelievo e riconsegna, sistemi di verifica del casco tramite AI, tetti al numero di mezzi. Firenze ha scelto la strada più semplice sul piano amministrativo, non necessariamente quella più utile sul piano della mobilità.
Quello che colpisce, guardando indietro, è che il problema al centro di tutto — l’uso scorretto, il mancato rispetto delle regole, la convivenza difficile con pedoni e altri mezzi — era già noto e comunicabile. Noi ci avevamo costruito una campagna sopra. “Il monopattino, certo! Segui le regole, non è un gioco” non era uno slogan di circostanza: era un tentativo concreto di lavorare sulla cultura d’uso prima che i comportamenti scorretti diventassero strutturali. La comunicazione, l’informazione, la sensibilizzazione hanno un ruolo reale nella prevenzione, e costano infinitamente meno di un divieto, sia in termini economici che di libertà di movimento.
Se quella strada fosse stata percorsa con più continuità e investimento, forse oggi staremmo raccontando una storia diversa.
C’è poi un dato che vale la pena tenere presente: secondo le stime disponibili, il 93,5% delle corse in monopattino sarebbe comunque avvenuto con mezzi già sostenibili — a piedi, in bici, con i mezzi pubblici. L’impatto reale sul traffico automobilistico privato era già limitato. Il problema dei monopattini è sempre stato di coesistenza con i pedoni e di rispetto delle regole, non di sostituzione all’auto. Eppure è sul monopattino che si è concentrata l’attenzione, mentre le auto continuano a occupare lo spazio pubblico delle città praticamente indisturbate. Nel 2024 il parco auto italiano ha superato i 40 milioni di veicoli, 701 ogni mille abitanti.
La vera sfida della mobilità urbana sostenibile non è scegliere quale mezzo green eliminare, ma costruire un sistema integrato in cui bici, monopattino, trasporto pubblico e mobilità condivisa lavorino insieme per ridurre l’uso dell’auto privata. Firenze ha un’occasione storica per farlo — il potenziamento del bike sharing è un segnale positivo, con 1,5 milioni di noleggi nel 2024 e altre 1.000 biciclette in arrivo entro primavera — ma un divieto da solo non è una strategia.
Quella campagna che abbiamo costruito insieme al Comune di Firenze parlava di responsabilità: usare bene i mezzi che abbiamo a disposizione, rispettare lo spazio condiviso, scegliere alternative all’auto. Un messaggio che vale ancora, indipendentemente da quante ruote abbiano i mezzi in circolazione.
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