European Accessibility Act: cosa cambia e come rendere un sito web accessibile e inclusivo

Siti accessibili e inclusivi

L’European Accessibility Act (EAA) è la direttiva europea 2019/882, recepita in Italia con il D.Lgs. 82/2022, che dal 28 giugno 2025 obbliga siti web, e-commerce, app e servizi digitali rivolti ai consumatori a essere accessibili secondo gli standard WCAG 2.1 livello AA. Le Linee Guida attuative sono state adottate da AgID con la Determinazione n. 38/2026, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo 2026. Sono escluse le microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato inferiore ai 2 milioni di euro.

Immagina un web dove ogni utente, indipendentemente dalle sue capacità fisiche o cognitive, possa navigare, informarsi, acquistare, partecipare. Un web davvero aperto, umano, accessibile. È una responsabilità ed attenzione all’inclusività che da giugno 2025 diventerà anche un obbligo normativo.

L’European Accessibility Act (EAA) rappresenta in questo senso un importante tassello che traduce raccomandazioni in criteri vincolanti per garantire a tutti il diritto di accesso a prodotti e servizi digitali. E per le aziende, le organizzazioni e le agenzie come la nostra, segna l’inizio di una nuova stagione progettuale.

Il quadro normativo: cosa prevede l’EAA

Approvato nel 2019, l’European Accessibility Act entra in piena applicazione nel 2025.

Cosa cambia, concretamente? Tutti i soggetti che offrono servizi digitali al pubblico, come siti web, e-commerce, app mobile, sportelli digitali, ATM, dispositivi elettronici, e-reader, piattaforme di pagamento, dovranno garantire che i loro prodotti siano accessibili a tutti.

Si dovranno rispettare standard tecnici precisi, come le WCAG 2.1, e rendere ogni parte dell’esperienza digitale navigabile da screen reader, tastiere alternative, tecnologie assistive. Significa anche fornire una dichiarazione di accessibilità, aggiornare la documentazione tecnica, e assicurare una UX inclusiva fin dalla fase di progettazione.

Chi è obbligato ad adeguarsi?

L’EAA riguarda tutti i fornitori di prodotti e servizi digitali immessi sul mercato europeo dopo il 28 giugno 2025. In particolare:

  • Siti web e applicazioni mobili
  • E-commerce
  • Servizi bancari online
  • Terminali self-service (ATM, biglietterie automatiche)
  • Piattaforme di comunicazione elettronica

Sono invece esentate le microimprese, ovvero realtà con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro, salvo casi specifici.

Chi non è obbligato al momento

L’EAA non si applica in modo automatico a tutte le realtà del digitale. In particolare, microimprese – definite come attività con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro o bilancio simile – sono generalmente escluse dagli obblighi relativi ai servizi digitali. 

Anche molte realtà no-profit, se rientrano in queste soglie, possono non essere soggette agli obblighi EAA come aziende più grandi o profit. 

Per molte organizzazioni no profit, le transazioni online non sono vere e proprie vendite commerciali ma donazioni con eventuali benefit simbolici. In questi casi non si ricade nell’ambito di applicazione dell’EAA come per un e-commerce profit. 

Ciò non toglie che rendere il sito accessibile sia comunque consigliabile: una scelta che può portare valore, inclusione e miglioramento dell’esperienza utente, indipendentemente dall’obbligo di legge.

Le scadenze principali

  • Dal 28 giugno 2025, tutti i nuovi prodotti e servizi digitali devono essere pienamente conformi all’EAA.
  • I prodotti e servizi già esistenti (già immessi sul mercato prima di quella data) non hanno l’obbligo immediato di adeguamento, a meno che non vengano modificati sostanzialmente.

In Italia il quadro è ormai completo: AgID ha adottato le Linee Guida definitive sull’accessibilità dei servizi con la Determinazione n. 38/2026, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 24 marzo 2026. Non si tratta più solo di un principio generale da rispettare, ma di regole tecniche operative, con criteri di verifica precisi e documentazione da produrre in caso di controllo.

Le linee guida

Le Linee guida portano con sé alcuni strumenti pratici che vale la pena conoscere.

È stato attivato un portale dedicato dove gli utenti possono segnalare direttamente ad AgID eventuali non conformità: è il vero meccanismo con cui la normativa viene fatta rispettare, più che un controllo pro-attivo a tappeto.

Viene inoltre introdotta una sorta di scheda informativa obbligatoria per il consumatore, che si affianca alla dichiarazione di accessibilità già prevista dalla Legge Stanca. E tutta la documentazione prodotta per dimostrare la conformità  (audit, attestazioni, verifiche ) deve essere firmata digitalmente con marcatura temporale e conservata per almeno cinque anni.

L’accessibilità come leva di valore

Ma c’è di più. Per noi di Filarete, l’accessibilità non è solo una casella da spuntare per adempiere a una legge. È un modo per progettare meglio, con più cura. Un modo per parlare a tutte le persone, senza barriere.

Rendere un sito o un’app accessibili significa migliorare la user experience per tutti, aumentare la performance SEO, ampliare il pubblico raggiunto, rafforzare l’immagine del brand. Significa anche costruire un digitale più equo, dove l’innovazione si misura sulla capacità di includere.

L’accessibilità, infatti, non si limita al rispetto di parametri tecnici: riguarda la cultura dell’inclusività. Un design accessibile è anche un design rispettoso, consapevole, pensato per diversi livelli di abilità, età, alfabetizzazione digitale. Progettare con questo sguardo significa anticipare bisogni, creare connessioni autentiche, e favorire una relazione più empatica con il pubblico.

Si tratta infine anche di un’oportunità, capace di estendere il proprio pubblico e la percezione del brand.

Ecco perché abbiamo deciso di fare dell’accessibilità una priorità strategica.

Le soluzioni adottate da Filarete

Si possono adottare strumenti come il widget Iubenda Accessibility o  AccessiWay che possono essere molto utili per interventi rapidi o come parte di una strategia più ampia.
Tuttavia, sono “cerotti” che  correggono alcuni aspetti visibili dell’accessibilità, ma non affrontano tutte le barriere tecniche che potrebbero essere presenti, quali struttura semantica del codice, navigazione da tastiera, compatibilità con screen reader, gestione delle dipendenze nelle interazioni complesse.

A questo si aggiunge un chiarimento importante arrivato dal Garante Privacy: gli overlay che tracciano il comportamento o gli strumenti assistivi usati dalle persone con disabilità sono ora esplicitamente vietati. Un motivo in più per considerare questi widget come un primo intervento e non come la soluzione definitiva.

Per essere veramente conformi all’EAA, è necessario progettare il sito/app fin dall’inizio con criteri di accessibilità, integrarla nel design, nello sviluppo, nei contenuti — insomma: farla by design, non solo per overlay aggiuntivi.
Elenchiamo comunque delle buone pratiche di adeguamento in attesa di un vero e proprio restyling e refactoring con adeguamento tecnico e grafico.

 

1. Il widget di Iubenda Accessibility

Per progetti con budget contenuti o per una prima risposta rapida all’EAA, utilizziamo il widget di Iubenda Accessibility. Una soluzione leggera, che migliora l’accessibilità del sito grazie a un overlay adattivo e a funzionalità di personalizzazione dell’interfaccia.

È una scelta utile in contesti dove serve intervenire in fretta o laddove non ci sia particolare interattività, pur sapendo che non rende da solo un sito pienamente conforme alla normativa. È sempre consigliabile affiancarlo a interventi tecnici più strutturati.

2. Audit tecnico e ottimizzazione del codice

Il secondo livello di intervento prevede un Site Audit, che ci consente di individuare errori, criticità, mancanze nel codice HTML, nella struttura semantica, nel contrasto colori, nei form.

Da qui parte il lavoro tecnico: ottimizzazione del codice, miglioramento della navigazione da tastiera, controllo dei testi alternativi, verifica delle gerarchie visive.

3. Soluzioni avanzate con AccessiWay

Per progetti che richiedono un livello di conformità più profondo – come PA, fondazioni, grandi aziende o organizzazioni, siti web complessi – collaboriamo con partner come AccessiWay.

In questi casi forniamo:

  • Audit manuali e report di conformità
  • Supporto nella redazione della dichiarazione di accessibilità
  • Integrazione di tecnologie assistive
  • Progettazione accessibile a monte, su wireframe e prototipi

Un approccio che richiede più tempo, ma garantisce risultati solidi e verificabili.

Un metodo strutturato per accompagnare i clienti

In Filarete abbiamo integrato l’accessibilità nel nostro metodo di lavoro. Per ogni progetto:

  1. Analizziamo lo stato attuale con audit automatici o manuali
  2. Definiamo una roadmap di priorità e interventi
  3. Agiamo in modo modulare: ottimizzazioni rapide + soluzioni strutturali
  4. Verifichiamo e testiamo con strumenti e utenti reali
  5. Produciamo la documentazione necessaria alla conformità

Crediamo che un progetto accessibile sia, prima di tutto, un progetto ben pensato, accessibile by design. Con attenzione, empatia e responsabilità.

Accessibility site assessment

Adeguarsi ma con un approccio pro-attivo e graduale

È importante adottare un approccio programmatico e non emergenziale.

L’adeguamento all’EAA non si fa in un giorno: richiede tempo, competenze e una visione d’insieme.

Ogni sito ha le sue peculiarità, ma ci sono alcune buone pratiche che valgono per tutti:

  • Avere una mail di contatto accessibilità per raccogliere segnalazioni dagli utenti: è un segno di trasparenza e apertura.
  • Intervenire prima sui contenuti e funzionalità più critici: e-commerce, form, donazioni online, moduli di contatto.
  • Dare priorità ai siti più complessi, ad esempio con oltre 50 pagine, o con funzionalità interattive.
  • Lavorare per passi ripetuti: audit iniziale, primi fix rapidi, roadmap per miglioramenti progressivi.
  • Ancora più importante, è adottare un approccio di accessibility by design. Pensare l’accessibilità fin dall’inizio del progetto, coinvolgendo designer, sviluppatori e content creator, permette di evitare correzioni successive costose e parziali. Significa disegnare esperienze digitali che siano accessibili per natura, non per aggiunta.

L’obiettivo non è solo essere compliant, ma essere accessibili in modo autentico e sostenibile nel tempo.

Un aspetto da monitorare nei prossimi mesi: il riferimento tecnico resta oggi alle WCAG 2.1 livello AA, ma con l’aggiornamento della norma EN 301 549 atteso per luglio 2026 (ed enforcement entro novembre 2026) lo standard di riferimento diventerà le WCAG 2.2 AA. Chi sta pianificando un intervento strutturato in questo periodo farebbe bene a progettare già tenendo conto del nuovo standard, invece di doversi adeguare due volte.

Accessibilità è innovazione

L’EAA non è un ostacolo. È un’occasione. Per costruire un web che non esclude, ma accoglie. Per innovare davvero, mettendo le persone al centro.
Noi siamo pronti ad accompagnare chi vuole raccogliere questa sfida. Con strumenti, competenze, partner affidabili. Ma soprattutto, con una visione condivisa di cambiamento.

Se vuoi capire a che punto sei, richiedi un audit gratuito. Iniziamo da lì.

Accessibilità di un sito web per adeguarsi all'European Accessibility Act

Domande frequenti sull’European Accessibility Act

 

Da quando è obbligatorio l’EAA in Italia?
Dal 28 giugno 2025, per tutti i nuovi prodotti e servizi digitali immessi sul mercato.

Chi è escluso dall’obbligo?
Le microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro, oltre a molte realtà no profit che operano tramite donazioni e non vere transazioni commerciali.

Quali standard tecnici bisogna rispettare?
Le WCAG 2.1 livello AA e la norma EN 301 549. Con l’aggiornamento della EN 301 549 atteso per luglio 2026, il riferimento diventerà le WCAG 2.2 AA.

Cosa succede se un sito non è conforme?
Gli utenti possono segnalare la non conformità tramite il portale attivato da AgID. Non è previsto un obbligo retroattivo per i servizi già esistenti, a meno di modifiche sostanziali.

Un sito no profit deve comunque adeguarsi?
Non è obbligato per legge se rientra nelle soglie di esenzione, ma resta comunque una scelta di valore per l’esperienza utente, la SEO e l’immagine del brand.

 

Fonti normative
Direttiva (UE) 2019/882 (European Accessibility Act) · Decreto Legislativo 27 maggio 2022, n. 82 · Determinazione AgID n. 38/2026 del 4 marzo 2026, Linee Guida sull’accessibilità dei servizi · Legge 9 gennaio 2004, n. 4 (Legge Stanca) · Norma tecnica EN 301 549 · Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.1, livello AA — W3C


Ultimo aggiornamento: luglio 2026

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