Perché il terzo settore dovrebbe presidiare le risposte dell’intelligenza artificiale

Come cambia la ricerca di informazioni per il terzo settore, cosa dice la ricerca sulla GEO (Generative Engine Optimization), e cosa può fare fin da subito un’organizzazione non profit per presidiare la presenza nell’intelligenza artificiale, anche senza un team tecnico dedicato.

 

Di cosa parliamo

Una parte crescente delle ricerche online non genera più una visita al sito web che contiene la risposta a quella domanda: la risposta arriva direttamente nella chat AI o nell’AI Overview di Google, spesso senza click. Le AI Overview compaiono ormai in quasi metà delle ricerche tracciate, e quando compaiono il CTR organico crolla in modo drastico. Allo stesso tempo, essere ben posizionati su Google non garantisce più di essere citati dalle AI: le due cose si stanno separando. Chi viene citato, però, riceve un traffico che converte molto meglio della media. Per il terzo settore la conseguenza pratica è che non basta più essere trovati, bisogna essere la fonte che l’AI sceglie di citare. Questo documento ripercorre cosa dice la ricerca su questo fenomeno, cosa osserviamo nei contenuti che seguiamo, e propone un framework operativo in due fasi –  autovalutazione e monitoraggio strutturato – pensato per chi non ha un reparto SEO interno.

 

Cosa si intende per GEO

La Generative Engine Optimization — GEO — è la pratica di strutturare i contenuti e costruire autorevolezza online in modo che sistemi come ChatGPT, Perplexity e Google AI Overviews li citino come fonte nelle risposte che generano. Il termine nasce da uno studio del 2023 firmato da un gruppo di ricercatori di Princeton, Georgia Tech, Allen Institute for AI e IIT Delhi, pubblicato agli atti della conferenza KDD 2024: il primo lavoro accademico a testare sistematicamente quali interventi sui contenuti aumentano la probabilità di essere citati da un motore generativo, su un campione di diecimila query reali.

La GEO non è una disciplina alternativa alla SEO perchè ne condivide interamente le fondamenta. Un dominio con buona autorevolezza, contenuti solidi e una struttura tecnica pulita parte già avvantaggiato. La differenza sta in cosa privilegiano i modelli quando devono estrarre un’informazione precisa da centinaia di pagine candidate. È lì che si gioca la partita per chi vuole continuare a essere una fonte di riferimento sui propri temi.

 

Lo stato della ricerca: quanto sta davvero cambiando

Il fenomeno è ormai misurato da diversi studi indipendenti pubblicati nell’ultimo anno. Le AI Overview di Google comparivano su circa il 6,5% delle query un anno fa; oggi la copertura è arrivata a circa il 48% delle ricerche tracciate, con variazioni forti per settore (la salute, ad esempio, è tra le categorie più coperte). Quando l’AI Overview compare, il comportamento di chi cerca cambia in modo netto: uno studio su oltre 3.100 query informazionali condotto su 42 organizzazioni ha misurato un crollo del CTR organico del 61% (dall’1,76% allo 0,61%) proprio sulle query dove compare un’AI Overview.

Il dato forse più rilevante per chi lavora nella comunicazione, però, è un altro: essere ben posizionati su Google non equivale più a essere citati dall’AI. Un’analisi di marzo 2026 ha rilevato che solo il 38% delle citazioni nelle AI Overview proviene da pagine che si trovano anche nei primi dieci risultati organici, con un deciso crollo rispetto al 76% di appena un anno prima.

SEO e GEO, in altre parole, stanno diventando partono dalla stessa base ma diventato sempre più due attività distinte, che si sovrappongono sempre meno.

Tre segnali dello stesso fenomeno: copertura AI Overview, crollo del CTR, calo della sovrapposizione tra citazioni AI e Top 10 organica

 

Come sempre c’è anche una buona notizia, e riguarda chi riesce a farsi citare.

Il traffico che arriva da una citazione AI converte sensibilmente meglio della ricerca organica tradizionale: analisi indipendenti stimano un moltiplicatore di conversione tra 4 e 23 volte superiore rispetto al traffico organico standard, a seconda della piattaforma e del metodo di misurazione.

Chi viene citato in un’AI Overview registra inoltre un CTR organico superiore del 35% e un CTR sugli annunci a pagamento superiore del 91% rispetto a chi, sulla stessa query, non viene citato.

Chi arriva sul sito perché un’AI lo ha indicato come fonte affidabile su un tema specifico, ha quindi già un livello di fiducia e intenzionalità che il click da lista di risultati non garantisce allo stesso modo.

Tre motori, tre logiche diverse

Motore

Fonti privilegiate

Nota operativa

ChatGPT

Wikipedia, Reddit, grandi testate editoriali, forum

Wikipedia copre da sola circa un quarto/metà delle citazioni nel suo top-10 di fonti

Perplexity

Fonti primarie, istituzioni accademiche e sanitarie, contenuti aggiornati di recente

Quota più alta tra i motori AI di citazioni da domini .edu e .gov

Google AI Overview

Contenuti con struttura chiara, dati con fonte, aggiornamento recente

L’unico dei tre oggi monitorabile in modo solido con gli strumenti SEO tradizionali

Una sintesi che ha analizzato oltre 680 milioni di citazioni tra i principali motori AI ha inoltre rilevato che le prime 15 fonti in assoluto si prendono circa il 68% di tutte le citazioni disponibili. Questo significa che la competizione per essere una delle fonti citate è più dura rispetto al posizionamento nei risultati Google.

Come essere citati

La ricerca converge su un numero ristretto di fattori che aumentano concretamente la probabilità di essere citati. Nessuno di questi richiede un investimento tecnologico importante, solo metodo,  continuità editoriale e … tempo.

Il fattore più studiato è la presenza di dati e statistiche con fonte esplicita: nello studio Princeton/Georgia Tech, aggiungere dati numerici verificabili ha prodotto un aumento della visibilità nelle risposte AI fino al 40%, e citare esplicitamente fonti terze autorevoli ha prodotto un incremento ancora superiore su alcune categorie di contenuto.

La seconda leva è la struttura: un’analisi su oltre 12.500 query e 8.000 domini ha rilevato che il 68,7% delle pagine effettivamente citate segue una gerarchia di titoli coerente (H1→H2→H3), e che il 44,2% di tutte le citazioni proviene dal primo 30% del testo. I modelli leggono dall’alto verso il basso e privilegiano chi risponde subito, non chi arriva alla risposta dopo un’introduzione narrativa lunga.

La terza leva è la freschezza: contenuti aggiornati frequentemente ricevono citazioni multiple volte superiori rispetto a contenuti fermi da tempo, un fattore che pesa più della semplice lunghezza del testo.

I contenuti con markup strutturato (schema Article, FAQPage, Organization) risultano più frequentemente tra le pagine citate, perché rendono esplicita ai sistemi AI l’informazione che altrimenti andrebbe dedotta dal solo testo.

Un’ultima nota va fatta su llms.txt, il file di testo che negli ultimi mesi viene spesso citato come adempimento GEO imprescindibile. È un semplice file Markdown da pubblicare nella root del sito, pensato per dare ai sistemi AI una mappa curata delle pagine più importanti. Google ha dichiarato però di non utilizzarlo e le rilevazioni sul traffico reale dei crawler AI mostrano che il file viene richiesto in una frazione minima dei casi, spesso sotto lo 0,1% di tutte le visite dei bot AI. Non è, ad oggi, una leva che aumenta le citazioni nelle risposte generate. Ha però un costo di implementazione quasi nullo, ed è un investimento ragionevole di compatibilità futura, soprattutto per organizzazioni che in prospettiva potrebbero essere navigate da agenti AI oltre che da chatbot conversazionali. Chi vuole comunque pubblicarlo può limitarsi a poche righe essenziali: un titolo con il nome dell’organizzazione, una riga di descrizione sintetica, e un elenco puntato con i link alle pagine più rilevanti (chi siamo, come sostienici, partecipa, i canali di contatto, i contenuti di rilievo), ciascuno accompagnato da una riga di contesto. Non va confuso con la sitemap in quanto si tratta di una selezione curata.

Un pattern che abbiamo osservato

Lavorando su SEO e GEO per diverse organizzazioni non profit, un pattern emerge con una certa costanza, ed è coerente con quanto documentato dalla ricerca indipendente citata sopra.

Le keyword di brand (il nome dell’organizzazione, le sue campagne più note) restano in genere stabili nel posizionamento. L’organizzazione non perde la prima posizione sul proprio nome. Negli ultimi mesi, però, anche su queste query abbiamo osservato cali di traffico rilevanti, e non sempre spiegabili solo con una normalizzazione della domanda dopo un picco mediatico. Una parte di queste ricerche, soprattutto quando il nome dell’organizzazione è associato a una domanda specifica, una campagna o un chiarimento, e non alla sola ricerca navigazionale del sito, riceve già una risposta generata dall’AI, con lo stesso meccanismo di erosione da zero-click osservato sulle keyword informazionali. 

Le keyword informazionali (le domande di chi vuole capire un tema, una causa, un fenomeno sociale) sono quelle più esposte all’erosione da zero-click. Il caso più netto che abbiamo osservato riguarda una pagina informativa ad alto volume di ricerca, rimasta ben posizionata nei risultati organici, il cui CTR è comunque sceso sotto l’1% quando l’argomento ha iniziato a comparire sistematicamente nelle AI Overview, pattern coerente con il crollo del 61% misurato a livello aggregato dalla ricerca indipendente citata più sopra.

Le keyword transazionali (chi vuole donare, agire, firmare una petizione) mostrano finora la minore erosione. Chi arriva a queste ricerche ha già un intento d’azione preciso, e tende ancora a cliccare per completare quell’azione piuttosto che accontentarsi di una sintesi generata dall’AI.

L’implicazione pratica è che una strategia di contenuti oggi non può più trattare tutte le pagine allo stesso modo: le pagine informazionali vanno pensate anche per essere citate, non solo per essere cliccate, mentre le pagine transazionali restano un presidio prioritario da ottimizzare per la conversione diretta.

Framework operativo: le due fasi dell’ottimizzazione GEO

Fase 1 – Autovalutazione

Un primo presidio, senza un team tecnico dedicato, parte da quattro controlli che si possono applicare a qualsiasi contenuto esistente.

  • Dati con fonte esplicita e verificabile. Una statistica senza attribuzione vale poco, per un lettore umano come per un modello AI.
  • Citazioni di fonti terze autorevoli. Ricerche, istituzioni, dati ufficiali da preferire o accompagnare ad affermazioni proprie non supportate.
  • Gerarchia dei titoli. H1→H2→H3, dove ogni sezione risponde a una sotto-domanda precisa. Regola antica che aiuta il posizionamento SEO e l’estrazione da parte delle AI allo stesso tempo.
  • Una sezione in formato domanda/risposta diretta. Associare una serie di domande e risposte ui temi più cercati legati al contenuto della pagina, magari supportate da uno studio keyword che selezioni temi con volumi interessanti e competitività non troppo alta.

Fase 2 – Monitoraggio

Il passaggio più impegnativo è verificare manualmente su un set di 10-15 domande realistiche per il proprio pubblico chi viene citato oggi da ChatGPT, Perplexity e Google AI Overview su quei temi. È un lavoro che richiede continuità: i modelli aggiornano con una certa frequenza le fonti che privilegiano, quindi la verifica va ripetuta con regolarità. È proprio l’attività che, senza un’abitudine già rodata al monitoraggio, rischia di essere abbandonata dopo il primo tentativo.

Su questo fronte gli strumenti si stanno muovendo rapidamente: diverse piattaforme SEO già in uso in molte organizzazioni stanno integrando funzionalità dedicate al monitoraggio delle citazioni AI, accanto agli strumenti tradizionali di keyword e posizionamento. Non sostituiscono del tutto la verifica manuale, sono più solidi su Google AI Overview che su ChatGPT o Perplexity  ma rendono il monitoraggio meno artigianale di quanto sia stato finora.

Raccomandazioni finali

Concludiamo con delle raccomandazioni strategiche finali:

  • Non trattare la GEO come un progetto a sé. Chi ha già una buona base SEO parte avvantaggiato perchè l’intervento più efficace è estendere pratiche già note (dati con fonte, struttura dei dati, gerarchia, aggiornamento regolare) con l’attenzione specifica ai modelli AI.
  • Dare priorità ai contenuti informazionali ad alto volume, dove l’erosione da zero-click è più marcata e dove una sezione domanda/risposta ben scritta ha il ritorno più immediato.
  • Calendarizzare una verifica periodica, anche minima, prima di investire in strumenti di monitoraggio automatico: senza continuità, né il metodo manuale né quello automatizzato producono valore nel tempo.
  • Non abbandonare le pagine transazionali nella corsa alla GEO restano il presidio con il ritorno più diretto e vanno ottimizzate per la conversione, non solo per la citazione.

Domande frequenti

Cos’è la GEO (Generative Engine Optimization)?  È la pratica di ottimizzare i contenuti per essere citati dalle AI generative nelle loro risposte, non solo per posizionarsi nei motori di ricerca tradizionali.

Che differenza c’è tra SEO e GEO?  Non sono discipline separate. La GEO è un’estensione della stessa logica, con un’attenzione specifica a come i modelli AI estraggono e citano l’informazione. Chi fa bene SEO parte già avvantaggiato.

Le organizzazioni non profit vengono davvero citate dalle AI? Sì, ma in modo molto concentrato. Le prime 15 fonti in assoluto si prendono circa il 68% di tutte le citazioni disponibili tra i principali motori AI, quindi la competizione è più dura di quanto suggerisca il solo posizionamento su Google.

Come faccio a sapere se la mia organizzazione viene citata da ChatGPT o Perplexity?  Al momento la verifica più affidabile resta manuale. Si deve porre alla piattaforma un set di domande realistiche sui propri temi e osservare chi viene citato, ripetendo il test con regolarità.

Esistono strumenti che monitorano automaticamente le citazioni AI? Si, ma solo in parte. Questi strumenti sono più solidi su Google AI Overview, meno affidabili su ChatGPT e Perplexity, dove non sostituiscono ancora la verifica manuale. Questo perché i prompt attorno a cluster di keyword sono vari e poco prevedibili e perché le piattaforme non mettono a disposizione API per raccogliere dati.

Quanto tempo serve prima di vedere risultati? Non c’è una tempistica standard, dipende dalla frequenza con cui i modelli aggiornano le fonti su un determinato tema.

Serve un budget importante per iniziare a lavorare sulla GEO? Il primo assessment, quello descritto nella Fase 1, è alla portata di qualsiasi organizzazione senza investimenti aggiuntivi. Cambia se si passa a un monitoraggio strutturato e continuativo, che richiede tempo dedicato o strumenti specifici. Cambia ancora dip iù se si prevede ottomizzazione tecnica del sito web tramite Site audit, interventi pro-attivi, produzione di contenuti SEO/GEO friendly, interventi sui contenuti organici del sito web.

Da dove conviene iniziare, in pratica? Dai contenuti informazionali con più traffico storico perché sono quelli più esposti all’erosione da zero-click, e quelli dove un intervento di struttura e di sezione domanda/risposta produce il ritorno più rapido.

 

Bibliografia

  • Aggarwal, P., Murahari, V., Rajpurohit, T., Kalyan, A., Narasimhan, K., Deshpande, A., “GEO: Generative Engine Optimization,” Proceedings of the 30th ACM SIGKDD Conference (KDD 2024) — Princeton University, Georgia Institute of Technology, Allen Institute for AI, IIT Delhi.
  • ConvertMate, “GEO Benchmark Study 2026” — analisi di oltre 12.500 query e 8.000 domini, marzo 2026.
  • 5WPR / Everything-PR, “AI Platform Citation Source Index 2026” — sintesi di oltre 680 milioni di citazioni su ChatGPT, Google AI Overviews, Perplexity, Gemini e Claude, maggio 2026.
  • Seer Interactive, studio sull’impatto delle AI Overview sul CTR organico — 3.119 query informazionali, 42 organizzazioni, settembre 2025.
  • Ahrefs, analisi sulla sovrapposizione tra citazioni AI Overview e primi 10 risultati organici, marzo 2026.
  • BrightEdge, dati di copertura delle AI Overview su query tracciate, febbraio 2026.


Nota

Questo documento nasce dal lavoro quotidiano che svolgiamo su SEO e GEO per organizzazioni del terzo settore, ed è pensato come contributo aperto a chi si occupa di comunicazione in questo ambito. Filarete è un’agenzia di Firenze specializzata in comunicazione digitale per il non profit, per approfondimenti o confronti su casi specifici siamo raggiungibili attraverso i canali indicati sul sito.

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